Quattro avversari battuti (Griekspoor, Tsitsipas, Collignon, Tiafoe), 180 game disputati (con 8 tie-break, 5 vinti), 17 ore e 42 minuti in campo: “Ho giocato più al Roland Garros che in tutto l’anno”, sorride Matteo Arnaldi, sfinito.
Tante sconfitte dall’inizio dell’anno, l’infortunio al piede.
“Ho iniziato davvero a Cagliari, il mese scorso: prima di Cagliari avevo fatto tre giorni di allenamento, circa due ore ogni volta”.
Ma dove ha trovato la forza per vincere la partita infinita con Tiafoe?
“Non lo so. Ad un certo punto non era neanche più sport, ma qualcosa di irreale. Ero stanco, facevo fatica. Ma quando stai per tanto tempo lontano dal campo, e non puoi fare quello che ti piace, ti resta qualcosa dentro: ed è ciò credo di essere riuscito a tirare fuori, al momento giusto. È stata una partita di livello incredibile”.
Sotto 2 set a 1, poi 4-1 e 40-15 sul servizio dell’americano. Ormai era finita. Invece.
“Mi ripetevo: ‘Non ce la faccio più’. Però ho parlato un momento col mio team, mi hanno detto di provare a essere un po’ più aggressivo e accorciare gli scambi. Sono stato anche fortunato, perché lui magari si è rilassato appena. Però ho giocato veramente bene quei punti, ho trovato energie che non credevo di avere”.
Recuperi incredibili, pallonetti millimetrici, 18 ace.
“E’ stata la partita più bella della mia vita. Non so neanche come tutto questo sia accaduto: ad un certo punto, non aveva più senso farsi delle domande. Poteva vincere uno o l’altro. Mi dispiace per lui, sono contento per me: poteva essere il contrario. A livello di tennis è stato incredibile, giochiamo per questi momenti”.
Domani il derby azzurro, con l’altro Matteo. Tra di voi non ci sono precedenti.
“Sono contento per lui, per Flavio per tutti noi. È fantastico, tre italiani ai quarti di uno Slam. Stiamo scrivendo la storia. Non so se qualcuno sia mai stato in campo più di me, fino a questo punto. Ma non importa. Adesso devo solo riposare. Domani sarà comunque un’altra grande giornata”.
Fonte Repubblica
