A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Partiamo da questo Mondiale. Abbiamo visto le prime gare: nulla di trascendentale, non abbiamo ancora visto il meglio, giusto?
“Beh, ti dovrò deludere: io non ho visto nemmeno una partita. Avevo un impegno di lavoro, ma soprattutto non avevo alcun interesse a seguirle. Sono ancora sotto shock per la delusione dell’Italia e, sinceramente, del Mondiale mi interessa pochissimo. Lo dico senza problemi.”
Quindi è tra quelli che dicono: senza l’Italia non guardo il calcio?
“Sì, in questo momento non mi interessa. Diciamo che sto vivendo un periodo in cui sono abbastanza disgustato dal calcio per tanti motivi.”
Il prossimo commissario tecnico dovrebbe essere Roberto Mancini. Le chiedo: la convince questa scelta?
“Guarda, io non credo che questa sarà la scelta finale. Non penso che Giovanni Malagò possa cadere in un tranello del genere. Conosco Giovanni da oltre trentacinque anni, da quando giocavamo al Circolo Canottieri Aniene. Io ero nelle giovanili e lui faceva parte della prima squadra di calcio a 5, che all’epoca dominava in Italia. Ho avuto modo di conoscerlo molto bene e ritengo che sia un manager estremamente intelligente. Al di là delle simpatie o antipatie personali, i risultati parlano per lui. Da presidente del CONI ha fatto cose straordinarie, compreso il lavoro sulle Olimpiadi. È una figura operativa, ma anche politica, e oggi il calcio, piaccia o no, è strettamente legato alla politica. Per questo credo che non si possa ripartire dal passato e soprattutto da un personaggio che ha fatto una scelta molto discutibile. Lasciare la Nazionale italiana a pochi giorni da Ferragosto per andare a guadagnare cifre enormi in Arabia Saudita è stata una decisione che si commenta da sola. Se si vuole davvero ripartire con un progetto serio, bisogna farlo attraverso il merito. Una parola che nel calcio italiano conoscono in pochi.”
Quindi lei chi sceglierebbe?
“Se vogliamo ripartire davvero dal merito, c’è una sola strada: Silvio Baldini. Promuovo la permanenza di Baldini, che da traghettatore ha ottenuto ottimi risultati nelle ultime uscite della Nazionale.”
È una scelta coraggiosa, però…
“Perché dovrebbe essere una scelta coraggiosa? La Spagna, dopo un fallimento, è ripartita da tecnici cresciuti nelle nazionali giovanili. Noi abbiamo visto una squadra giocare con intensità, cattiveria agonistica, grinta e amore per la maglia. È vero che non c’era nulla in palio, ma quelle qualità erano evidenti. Negli ultimi anni, invece, abbiamo visto giocatori che sembravano andare a Coverciano quasi per fare un favore alla Nazionale. Questo atteggiamento si è trasmesso anche ai tifosi. La maglia dell’Italia è la più importante di tutte. Quando vedo certi giocatori indossarla con sufficienza, come se stessero facendo una concessione al Paese, mi arrabbio. Giocare in Nazionale deve essere un premio. Quella superficialità ci ha portato a mancare tre Mondiali consecutivi. Bisogna resettare tutto e ripartire da quei ragazzi che hanno dimostrato fame, voglia e senso di appartenenza. Se vuoi dare un segnale forte a tutto il movimento, devi premiare il merito. E Silvio Baldini rappresenta esattamente questo. Non è uno qualunque: è un allenatore con la A maiuscola, una persona che sa entrare nella testa e nel cuore dei giocatori. Lo conosco bene e ti assicuro che, se oggi non allena in un grande club, è solo perché spesso nel calcio contano altri fattori. Baldini sarebbe una scelta che andrebbe finalmente nella direzione giusta.”
La scelta di Allegri al Napoli al posto di Antonio Conte la convince?
“Anche in questo caso vado controcorrente. Intanto non sono certo che Allegri sarà l’allenatore del Napoli. Conoscendo Aurelio De Laurentiis, potrebbe ancora sorprenderci con una delle sue mosse. Però, se dovesse essere lui la scelta definitiva, credo che Allegri possa essere l’uomo giusto per riportare serenità ed equilibrio all’interno del club.”
Passando invece al Milan: possibile che a metà giugno non abbia ancora definito in modo chiaro allenatore, direttore sportivo e assetto dirigenziale?
“È una situazione imbarazzante. Stiamo parlando del club più titolato d’Italia e tra i più importanti al mondo. Una società di questo livello non può trovarsi in una condizione del genere. È una situazione deprimente e che tutto questo ci riporta al tema della meritocrazia. Chi guida il Milan evidentemente non sta facendo le scelte giuste. Non basta mettere soldi in una società per farla funzionare. Servono presenza, competenza e persone capaci che lavorino insieme per un progetto.”
Il riferimento è anche alla figura di Ibrahimovic?
“Ibrahimovic è una figura molto ingombrante e particolare. Però il problema generale è che mancano idee. Il Milan aveva Paolo Maldini, che aveva costruito una squadra capace di vincere uno scudetto straordinario, eppure è stato allontanato. Da lì in poi si sono viste tante scelte difficili da comprendere. Continuo a pensare che in Italia abbiamo ancora alcuni dei migliori allenatori del mondo e che spesso si guardi all’estero senza una reale necessità.”
Le faccio una provocazione: oggi in Italia esiste un presidente migliore di Aurelio De Laurentiis?
“Assolutamente no. Lo dico da tempo. I tifosi del Napoli dovrebbero fargli una statua. È lui che ha garantito stabilità, competitività e risultati al club negli ultimi vent’anni.”
Facciamo un passaggio sulla Juventus. Dopo gli ultimi scossoni societari, con il licenziamento di Comolli, si aspetta altri cambiamenti?
“No, ma anche lì parliamo di una situazione imbarazzante per una società abituata a vincere e ad avere una struttura dirigenziale di altissimo livello. Le persone fanno la differenza. Non puoi affidare una realtà come la Juventus a dirigenti che non sono all’altezza del ruolo. Alla fine torniamo sempre allo stesso punto: meritocrazia, competenza e capacità. Oggi, purtroppo, nel calcio italiano spesso questi principi vengono messi in secondo piano.”
