Anellucci: "Igor Protti, grande uomo e sportivo. Ciao campione"

 


A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA. Di seguito, un estratto dell’intervista. 

Ci racconta Igor Protti?

“È sempre difficile affrontare queste situazioni, specialmente per chi ha avuto la fortuna, come me, di conoscerlo sia quando era qui a Roma da calciatore sia come persona. È un dolore sapere che una persona di appena cinquantotto anni ci abbia lasciato. Igor era un grandissimo calciatore, ma soprattutto una persona straordinaria: divertente, spiritosa, simpatica, uno di quei compagni di squadra che lasciavano il segno. E questo lo capisci dal ricordo che ha lasciato ovunque sia andato. Noi che abbiamo qualche anno in più ricordiamo i suoi 'trenini' a Bari, ma lui era soprattutto un uomo di spogliatoio. Ha fatto anche il dirigente in maniera importante, quindi era un uomo di calcio e di sport a 360 gradi. E poi c'è il suo lascito umano. Dalle parole della famiglia abbiamo letto una frase di grande intelligenza e sensibilità: 'Siamo arrivati alla fine della partita'. Questo ti fa capire lo spessore umano che aveva Igor. A lui va un fortissimo abbraccio e alla sua famiglia il mio pensiero più sincero. Che possa fare buon viaggio.”

Un Milan che sembra non trovare pace: sembrava tutto fatto per l'arrivo dell'ex direttore sportivo dell'Eintracht Francoforte, Markus Krösche, che a sua volta avrebbe scelto Rúben Amorim, ma di fatto tutto si è bloccato. Che cosa sta accadendo in casa Milan?

“Sta accadendo che io sono assolutamente contrario a questa esterofilia, soprattutto quando si parla di direttori sportivi. Il direttore sportivo deve essere un uomo di campo, uno che conosce gli spogliatoi, le squadre, gli ambienti in cui opera. Io sono per il direttore sportivo italiano. Ne abbiamo ancora di molto bravi. Un dirigente straniero conosce poco il campionato italiano e ancora meno i giovani del nostro calcio, quelli che magari hanno un futuro importante. Credo che il Milan oggi sia un po' in confusione e che la proprietà non si sia ancora 'milanizzata'. E questo è un grosso problema. Queste proprietà straniere arrivano e vedono il calcio principalmente come un business. Comprano una squadra come comprerebbero un centro commerciale o qualsiasi altra attività. Il calcio, però, non è soltanto economia. C'è la componente emotiva, c'è la passione, c'erano i presidenti tifosi, che ormai non esistono più. Questo calcio sta andando in una direzione che a me non piace per niente, ma purtroppo non sarò io, né tu, né qualcun altro a cambiarlo. Oggi le banche d'affari trovano investitori ricchi ai quali affidare le proprietà dei club. I fondi, per loro natura, entrano, restano qualche anno e poi rivendono. È un sistema di scatole cinesi. La proprietà del Milan forse non si rende conto di avere tra le mani un patrimonio enorme: uno dei club più titolati al mondo, insieme al Real Madrid. Ci vorrebbe più rispetto, soprattutto per i tifosi. Perché i tifosi non sono clienti. Qualcuno li ha definiti così e oggi si ritrova con uno stadio vuoto e con meno abbonati. Una squadra di calcio vive grazie ai suoi tifosi. Lo sappiamo bene anche noi che frequentiamo il calcio minore: quando vai in certi campi e trovi dieci persone in tribuna ti chiedi come faccia una società a sostenersi senza ingressi, abbonamenti e introiti. Questa è una deriva pericolosa. Lo vedo con i tifosi del Milan, lo vedo con quelli del Torino e, lasciando perdere noi della Lazio, posso dire che siamo stati precursori di una forma di protesta che fino a poco tempo fa avrei ritenuto impensabile. Una tifoseria che decide di non entrare allo stadio e addirittura di non andare al derby, lasciando lo stadio agli altri, è qualcosa di inimmaginabile per chi ama il calcio. Sta succedendo qualcosa di imbarazzante. Forse si stanno risvegliando le coscienze popolari e magari sta nascendo una nuova era, nella quale il tifoso torni ad avere un ruolo importante all'interno della società e non sia soltanto uno spettatore che paga il biglietto, sta zitto e subisce determinate imposizioni. Ci sono società che lavorano bene e altre che lavorano male. E oggi vediamo realtà che erano molto più strutturate in passato e che invece si trovano in grande difficoltà. Ci sono personaggi che, se avessero scritto un libro su come non si gestisce una società di calcio, avrebbero venduto milioni di copie. Ormai le maschere sono cadute e il re è nudo.”

Si sta riferendo al suo omonimo, Claudio Lotito?

“Sì, è chiaro. Quando hai una ferita aperta, fa male parlarne. Io vengo da quel mondo, dai vecchi Supporters, che sono stati i primi a cambiare un certo modo di vivere il tifo organizzato e poi sono diventati gli Irriducibili. Qui ci siamo trovati davanti a un personaggio arrivato al calcio anche grazie a determinate convergenze, come spesso accade nel mondo della politica. Però, una volta diventato presidente, o sei bravo a rimetterti in discussione e a cambiare linea oppure vai incontro ai problemi. Per anni ci ha raccontato di aver preso una Lazio con oltre 500 milioni di debiti e di averla risanata. I bilanci sono pubblici e chiunque può farsi un'idea precisa. È stato sicuramente un ottimo comunicatore all'inizio e si è costruito attorno una narrazione secondo cui sarebbe stato continuamente minacciato. È stato il primo presidente di calcio a girare con una scorta di cinque o sei uomini. E sarebbe anche interessante sapere chi la paga quella scorta. Lo Stato, quindi noi cittadini. Io ricordo che la scorta viene assegnata a chi combatte la mafia, la camorra, ai magistrati, a persone realmente esposte a pericoli seri. Un presidente di calcio, nella sua città, dovrebbe girare tra gli applausi dei suoi tifosi. Inoltre, ha denunciato i propri tifosi. Già questo mi sembra imbarazzante. Alcuni esponenti della tifoseria sono finiti in carcere con accuse gravissime: estorsione, minacce, pressioni per la vendita del club. Parliamo di persone che avevano famiglie, figli piccoli, mogli incinte. Alcuni hanno trascorso un anno, altri un anno e mezzo, altri ancora due anni in carcere. Poi il processo è andato avanti per nove anni e, alla fine, sono stati tutti assolti perché il fatto non sussiste. E di questo, Claudio, non ha parlato praticamente nessuno.”

Lei è anche uno scopritore di talenti molto attento. Ricordiamo tutti Edinson Cavani, il Matador, da Palermo al Napoli e poi il prosieguo della sua straordinaria carriera. Le chiedo dell'Inter, che di fatto ha chiuso per Marco Palestra. Che siano 35 o 50 milioni di euro, le sembra una cifra giusta per Marco Palestra?

“Mi sembra una cifra folle. Ma è folle un po' tutto quello che si sta creando attorno a questo ragazzo. Siamo di fronte a un buonissimo giocatore, a un prospetto molto interessante, che però deve ancora crescere. Personalmente, se fossi stato nel suo entourage, non avrei fatto questa scelta. Lo avrei lasciato un altro anno a giocare trenta partite al Cagliari oppure avrei trovato un accordo con un altro club per consentirgli di fare un gradino intermedio. Passare dal Cagliari all'Inter, per di più in un'Inter che deve vincere tutto, è un salto enorme. Quanto spazio potrà avere un ragazzo che si affaccia adesso a questo livello? Torniamo sempre al solito discorso, Luca: o un club ha una linea chiara e dice che il ragazzo deve giocare e guadagnarsi il posto, oppure alla prima partita sbagliata a San Siro iniziano i fischi e chi gestisce il club lo mette in panchina. È un discorso brutto, ma molto vero. I grandi club hanno l'obbligo di vincere subito e spesso non danno ai giovani la possibilità di sbagliare, crescere e magari fare anche partite da cinque in pagella continuando però a credere in loro. Solo così puoi far crescere il movimento e i giovani italiani. Altrimenti ci ritroviamo sempre con i trentacinquenni, i trentaseienni e i trentasettenni che tornano e continuano a prendere contratti milionari. E il nostro calcio, così, sta morendo.”

La porto in casa Napoli. Un Napoli che non ha ancora ufficializzato l'arrivo di Massimiliano Allegri. Vengo al tema della porta. Per volontà di Antonio Conte è arrivato l'anno scorso Vanja Milinković-Savić per circa 22 milioni di euro. Alex Meret, che era un grande prospetto del calcio italiano, a Napoli non è mai esploso definitivamente ed è attualmente libero. C'è poi Guglielmo Vicario. Se fosse lei il dirigente del Napoli, sceglierebbe di tenere Meret e Milinković-Savić oppure punterebbe su Vicario?

“Innanzitutto, vorrei capire una cosa che però non ho vissuto dall'interno e quindi faccio fatica a comprendere: come si possa andare contro un ragazzo che ha vinto due scudetti con il Napoli ed è stato il portiere titolare di uno di questi. Non so cosa sia successo con Meret e non capisco perché ci sia questa sorta di guerra nei confronti di un portiere bravo, di un ragazzo che mi è sempre sembrato corretto e tranquillo. Allo stesso modo, non ho capito i ventidue-tre milioni spesi dal Napoli per Milinković-Savić. Non è un portiere alle prime armi, è già un portiere maturo, ma sono scelte societarie che rispetto e sulle quali poi posso esprimere un giudizio. Credo però che Vicario sia promesso a un altro club e non penso che quel club sia il Napoli. Io non stravolgerei il pacchetto dei portieri, perché oggi trovare un portiere affidabile non è semplice.”

Però adesso deve dirci quale sarebbe questo club.

“Secondo me la Juventus. Vicario alla Juventus.”

Dove giocherà Cavani?

“Non lo so. Prima di tutto bisogna capire se è ancora vivo il desiderio di continuare a giocare, perché siamo arrivati a un momento della sua carriera in cui fisicamente inizia a sentire il passare del tempo. La sua grande forza è sempre stata la straordinaria tenuta fisica e il fatto di aver avuto pochissimi infortuni, ma adesso è fermo da un po'. Non conosco quale sia oggi la sua volontà, però, se dovesse continuare, credo che proseguirà ancora per un anno al Boca Juniors.”