Sinner soffriva in campo, Alcaraz molto, molto di più perché quel campo già gli manca terribilmente. Nel pomeriggio delle difficoltà di Jannik a Madrid contro il n. 104 del ranking, Benjamin Bonzi, capace di portarlo al terzo set e al limite delle energie («Respira», gli urlava Simone Vagnozzi dal suo angolo, «Rimani attaccato alla partita», lo spronava Darren Cahill), Carlos, il suo alter ego nella feroce diarchia di questi anni di tennis, scriveva sui social un post carico di dolore: «Dopo i risultati dei test effettuati, abbiamo deciso che la cosa più prudente è essere cauti e non partecipare a Roma e al Roland Garros, in attesa di valutare l’evoluzione per decidere quando torneremo in campo. È un momento complicato per me, ma sono sicuro che ne usciremo più forti». Parole accompagnate da una foto in bianco e nero sul campo, in cui Alcaraz tiene la racchetta con quella mano destra che adesso lo ha tradito. Effetto vintage: ciao Carlos, ci rivediamo tra due mesi. Forse.
L’ultimo match a Barcellona
Martedì 14 aprile l’ultimo match, la vittoria a Barcellona sul finlandese Otto Virtanen, poi il ritiro. La rinuncia al torneo di Madrid, dove però era ricomparso lunedì scorso per ritirare il trofeo di miglior sportivo dell’anno ai Laureus Awards. Smoking e sorrisi, ma anche un polso imprigionato in un tutore e parole poco rassicuranti: «Per valutare l’infortunio servono altri esami». Il referto medico costa al n. 2 al mondo i 3000 punti conquistati l’anno scorso con le vittorie al Foro Italico e al Roland Garros e gli fa chiudere con grande anticipo la stagione della terra rossa.
Fonte Repubblica
