La Nazionale non è di Gravina- Il punto del Corriere.it

 


La nazionale non è di Gabriele Gravina, è di tutti. A ripensarci ancora: che tremendo dispiacere. Ingranaggi invisibili scatenano ricordi sulfurei. Compaiono immagini, conferenze stampa, facce che combaciano. Quelle dell’altra sera, a Zenica, a martirio concluso, sono le stesse che, nove mesi fa, vediamo entrare nella sala congressi sotterranea di un famoso hotel romano a pochi metri da Villa Borghese. I presagi erano esatti. Finirà male. Questi ci faranno finire male. Il silenzio dovete immaginarvelo. Una piscina di silenzio. La memoria crea successioni. Ecco, avanti procede Gigi Buffon (la solita smorfia di quando pensa che qualcuno abbia un bidone al posto del cuore). L’ultimo è il presidente Gabriele Gravina. Copio dagli appunti di quel mattino di giugno: il gran capo della Federcalcio ha rughe profonde, colorito biancastro, lancia occhiate indecifrabili (è preoccupato? è arrabbiato? prova imbarazzo? No, imbarazzo no: è un tipo di emozione — ne avremo tragica conferma in Bosnia — che non conosce). In mezzo, c’è lui: Rino Gattuso, il nuovo ct.


Arruffato, grifagno, le pupille come spilli neri, è il ritratto dell’allenatore modesto (arriva da una triste esperienza a Spalato) e della persona per bene che arriva dove non pensava, non sperava, non meritava, portandosi addosso stupore e valori nobili. Molti cronisti, routiniers azzurri, iniziano allora a chiamarlo con affetto smaccato, ai limiti della tenerezza, per nome. Ma a bassa voce. Ciao, Rino. Rino bello. Bentornato, Rino.

Gravina, intanto, ha ricominciato a fare Gravina. La cosa che gli viene meglio. Un discorsetto di circostanza, nemmeno una supercazzola, ma proprio un discorsetto, trattandoci un po’ da fessi. «La scelta di Gattuso — spiega — non è stata dettata soltanto dal cuore». Infatti: anche dalla disperazione. Dopo che avevano spedito Luciano Spalletti, da solo, ad annunciare il proprio esonero (episodio più che bizzarro, lunare). E con Allegri, libero fino a due settimane prima, che aveva firmato per il Milan. Con Pioli che aveva cincischiato convinto di andare a vincere lo scudetto a Firenze. E Ranieri furbissimo a scaricarli via whatsapp (gli era bastato vedere la nazionale arrancare persino contro la Moldova).





Fonte Corriere.it