Conte e la panchina d'oro, ma mastica amaro per gli infortuni

 


Sorrisi a dentri stretti e rabbia, che resta forte per il Napoli nonostante lo scampato pericolo. Ieri il sospiro di sollievo, al termine degli esami medici eseguiti alla clinica Pineta Grande. È meno grave del temuto l’infortunio subito da Giovanni Di Lorenzo, costretto a lasciare il campo nell’anticipo al Maradona contro la Fiorentina. «Trauma distorsivo al ginocchio di secondo grado», questa la liberatoria diagnosi, che ha escluso lesioni ai legamenti. Stamattina il capitano sarà sottoposto a Villa Stuart a un supplemento di test, ma ci sono fondate speranze che debba fermarsi al massimo per un mese e mezzo. I campioni d’Italia potranno dunque contare su di lui nel finale di stagione, a differenza di quello che si era temuto a caldo. La malasorte ha concesso una piccola tregua, che però non cancella l’amarezza in casa azzurra. Perchè stavolta a Castel Volturno nessuno crede che si sia trattato solo di sfortuna.

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La nona partita di gennaio faceva paura al Napoli e la denuncia sul sovraccarico di stress imposto dal calendario era stata fatta in tempi non sospetti da Cristian Stellini, il vice di Antonio Conte, che si era lamentato già due settimane fa. «Nessuno avrà un tour de force come il nostro». Forte il timore per il doppio impegno in Champions e campionato in 69 ore, che si è poi rivelato in effetti pericoloso per l’infortunio di Di Lorenzo. Si spiega così la denuncia del tecnico, davanti a una beffa a suo dire annunciata: «Così si ammazzano i calciatori». Lo spavento è stato grande e potrà essere fugato del tutto solo dopo gli ulteriori esami di stamattina. È scongiurato però il timore di una rottura del crociato per il capitano, che a 32 anni proverà a bruciare le tappe della sua convalescenza e non vede sfumare il sogno Mondiale. Ma resta lo sconcerto nel gruppo. McTominay, Lobotka e Hojlund erano alla gara numero 19 di fila e sanno di aver corso rischi uguali, con i loro muscoli pieni di tossine.

Il Napoli convive con gli infortuni e dopo il picco di 11 indisponibili con la Juve era arrivato l’allarme di Conte. «I ragazzi stanno mettendo in pericolo la loro salute». A Castel Volturno si sono bruciati con gli infortuni di Lukaku, De Bruyne, Anguissa, Gilmour e Meret e il ko di Di Lorenzo non è stato un fulmine a ciel sereno. Gli azzurri sono alle prese con un’emergenza che si auto-alimenta, perché le assenze di tanti titolari impongono gli straordinari ai “superstiti’, per mancanza di alternative. In più i campioni d’Italia si sono dovuti impegnare su 4 fronti ed era già stato duro il ciclo di dicembre, per la Supercoppa a Riad. Per questo la maratona di gennaio aveva fatto scattare l’allarme, che a calendario già compilato non ha però sortito effetto.



Fonte Repubblica