Gli italiani si son desti, soprattutto dopo lo schiaffo del Covid, e hanno scoperto corsa, bicicletta e attività outdoor. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2024 erano più di 21 milioni e 500mila le persone a praticare uno o più sport nel tempo libero (il 37,5% della popolazione). Una passione in crescita nel tempo: nel 1995 la quota era ferma al 26,6% e a salire è stata soprattutto la fetta di attivi con continuità. Ciononostante «secondo i dati Oms e Ocse siamo ancora la quarta popolazione più sedentaria tra le economie avanzate. L’80% degli italiani non raggiunge adeguati livelli di attività fisica: solo Turchia, Portogallo e Grecia fanno peggio mentre la Svizzera, migliore in classifando: «Negli ultimi vent’anni in Europa abbiamo compiuto un progresso straordinario in termini di longevità (+3,8 anni dal 2002 al 2023 a quota 81,4 anni, ndr) ma molto meno in termini di qualità funzionale degli anni guadagnati (l’asticella degli anni vissuti senza limitazioni è salita di soli 2 anni a quota 63,1, ndr)», ragiona Alessandra Catozzella, managing director e partner di Bcg.
Un insieme di fattori che apre praterie interessanti alle aziende addette ai lavori, lungo una filiera che va da palestre e centri sportivi a industria di abbigliamento e attrezzature, passando per turismo, produttori di device, mondo sanitario e assicurativo. Lo sa bene Stefano Viganò, amministratore delegato di Garmin in Italia, la società di orologi smart e dispositivi Gps per tracciare l’attività sportiva. «L’Italia ha un potenziale molto alto. Francia, Germania e i nordici vedono l’attività sportiva come parte integrante della vita delle persone. Noi siamo in ritardo, ma la sensibilità sta aumentando e quindi ci potremmo collocare tra i Paesi più appetibili per chi lavora nello sport business». Una appetibilità che si traduce nei numeri che Garmin vede sull’Italia: fatturato in espansione del 14% tra 2024 e 2025 e previsione di un ulteriore +11% per l’anno appena iniziato.
Runninc, ciclismo, yoga e pilates
A livello di vendite, il running continua a dare le soddisfazioni maggiori con una crescita intorno al 25 per cento, poi il ciclismo con il +10 («ma ha rallentato dopo l’euforia post-Covid», annota Viganò) e outdoor a +5 per cento. Bene anche la performance nel comparto “marine” legato alla strumentazione per le imbarcazioni: anche qui si prevede di crescere dell’11 per cento nel 2026.
Se si guarda alle attività registrate dagli utenti Garmin, le prime quattro sono running, walking, cycling e trekking tutte in crescita tra l’8 e il 10 per cento. Ma fanno bene anche ambiti come pilates e yoga che balzano in doppia cifra. «La crescita viene dal basso: nuove persone che si dedicano alle attività sportive», dice Viganò. «Questo ci dà un forte impulso nella fascia di prodotti entry-level, mentre nell’alto di gamma la nostra quota è già all’80 per cento».
Trend che aiutano a definire i contorni di quell’economia dello sport che risulta essere ancora un mondo molto frammentato. «Così come è frammentata sul territorio la pratica sportiva, con una importante frattura Nord/Centro-Sud dovuta soprattutto all’adeguatezza degli impianti», dice Esposito.
La filiera e il suo valore economico
«Da una parte abbiamo circa 112mila enti sportivi iscritti al Registro delle attività sportive dilettantistiche, con 13 milioni di tesseramenti attivi - spiega Esposito - Se questo è lo sport “organizzato” c’è poi quella fetta di popolazione, cresciuta in particolare dopo il Covid, che si allena, pratica fitness, si orienta verso il wellness in maniera destrutturata».
L’Osservatorio valore sport di Teha - Ambrosetti aiuta a mettere qualche numero in fila. Tradotto in soldoni, la stima è di una filiera che apporta 26,2 miliardi al valore aggiunto nazionale: nel complesso la filiera allargata dello sport genera circa l’1,4% del Pil italiano. E dopo un decennio di stagnazione, tra il 2021 e il 2023 questo Pil dello sport è salito di oltre 9 punti sovraperformando l’economia in generale. L’export da solo vale 9 miliardi: noni al mondo e quarti nella Ue. «Numeri importanti, se inscritti nel paradosso di una pratica sportiva ancora limitata», considera Esposito. E di un sottinvestimento strutturale: una spesa pubblica di 88 euro pro capite (nel 2022) ben sotto i 120 della Germania e i 216 della Francia. Eppure la sedentarietà ci costa quasi 6 miliardi, mentre per ogni sedentario che si attiva risparmieremmo 322 euro di spesa sanitaria. È proprio in questa dimensione che si aprono nuovi spazi, che Garmin vede negli «smartwatch per il benessere e la salute. Siamo nelle fasi iniziali ma il movimento sta crescendo in maniera incredibile: il destino di questi strumenti è quello di abbinare al monitoraggio della prestazione atletica la capacità di fornire a un medico curante una indicazione precisa».
I wearable diventano «abilitatori di longevità operativa - chiosa Catozzella - In un Paese dove una quota rilevante di adulti non fa attività fisica sufficiente, strumenti di tracking e ingaggio possono diventare “policy tool”» oltre che elettronica di consumo. Resta aperta la domanda su «chi si farà carico della diffusione di questi strumenti: assicurazioni, palestre, provider di servizi sanitari, aziende tech?». Chi ci riuscirà, si potrà garantire una fetta importante del mercato del benessere.
Fonte Repubblica
