Benitez: "Mondiale a 48 squadre ? Non mi piace..."

 


Va dove lo porta il calcio. Spagna, Inghilterra, Italia, Cina e ora un’altra sfida da globetrotter della panchina, che Rafa Benitez affronta a 65 anni col suo solito e coinvolgente entusiasmo. «In Grecia mi hanno accolto in maniera davvero straordinaria e il progetto del Panatinhaikos mi stimola tanto. Centro sportivo, stadio, giovani: c’è un club che lavora nella direzione giusta. Il nostro 2026 sarà un anno di crescita».


Per il calcio in generale che anno sarà, invece?


«L’anno dei Mondiali. Sono curioso di vedere se ci sarà qualche svolta tattica. Con la nuova regola che consente di giocare dal rinvio del portiere dentro l’area, dal 2019, abbiamo visto le squadre costruire di più dal basso. Ma nell’ultimo Europeo il vento è cambiato ed è tornato di moda il lancio lungo, anche nei campionati nazionali. Credo che questa tendenza la vedremo pure al Mondiale».


Le piace la formula con 48 squadre?


«Sinceramente no. Ci sono già moltissime partite a tutti i livelli e questo aumenta il numero di gare e allunga il calendario. Inoltre la differenza di livello tra le squadre è molto grande. Capisco che nuove nazionali possano godersi il torneo, ma non credo che questo aiuti la qualità dello spettacolo».


L’Europa si lamenta di avere pochi posti: la Grecia non ce l’ha fatta, l’Italia è agli spareggi.


«La Grecia migliorerà: è giovane e ha un buon ct, sta crescendo, L’Italia di Gattuso si qualificherà: è troppo forte per non farlo».


Come si trova al Panathinaikos?


«Sono contento. La gente è gentile e il club ha un bel progetto. Non sarà facile, lavoriamo con entusiasmo per riportare il club al suo livello».


L’hanno accolta benissimo, dicendo che Benitez è il miglior allenatore mai arrivato in Grecia.


«Fa piacere sentire parlare bene di sé. Cercherò di ripagare la fiducia con miglioramenti e risultati».


In Europa League si giocherà tutto contro la Roma, il 29 gennaio. Che partita sarà?


«Difficilissima. Loro stanno facendo molto bene e noi siamo in una fase di transizione, ma il Panathinaikos sarà pronto per competere».


Le manca l’Italia?


«Sto bene qui in Grecia, ma fortunatamente di tutti i Paesi in cui sono stato ho ottimi ricordi».


Pregi e difetti del nostro calcio?


«Il calcio italiano è molto competitivo: questo è l’aspetto positivo. Allo stesso tempo, però, questa altissima esigenza di risultati lascia poco spazio ai giovani e diventa un fattore negativo per lo sviluppo dei tanti talenti che l’Italia possiede».


Con gli impianti l’Italia è indietro, in Grecia come va?


«Tanti club stanno investendo nelle strutture. Noi abbiamo già un centro sportivo con tutto il necessario per sviluppare il nostro lavoro e il presidente vuole migliorarlo, per favorire la prima squadra e il settore giovanile. Inoltre al Panathinaikos stanno già costruendo il nuovo stadio».


Stadio e centro sportivo li aveva chiesti già ai tempi del Napoli, Benitez: parlava di business plan. Ora lo dice anche Conte...


«Certo, la crescita dei club non riguarda solo il campo, ma tutti i reparti. Se dipendi solo dai risultati, può mancarti la stabilità, che è invece fondamentale per crescere».


Il Napoli è riuscito a vincere due scudetti in 3 anni. Se l’aspettava?


«Sì e no. Sì, perché hanno quella stabilità di cui un club ha bisogno, una buona rosa e un bravo tecnico, che sa valorizzare i giocatori. No, perché rivali come Inter, Juventus o Milan hanno il livello per vincere lo scudetto. Per questo ciò che sta facendo il Napoli ha grande valore».


Quest’anno in testa c’è l’Inter, un altro club che lei ha allenato e conosce bene. Come finisce?


«È presto per dirlo. Le squadre di vertice hanno ottime rose e i titoli si vincono negli ultimi dieci turni».


La chiamano il Re di Coppe per i 13 trofei vinti. Perché in Europa le squadre italiane non vincono più?


«Torneranno a vincere, ne sono sicuro. Avete buone squadre e allenatori. La difficoltà è che molti grandi club europei hanno tanti soldi e possono permettersi i migliori giocatori, ma l’Italia si rialzerà e tornerà protagonista».


Qual è il segreto per vincere nelle Coppe?


«Gestire bene la rosa, perché bisogna arrivare a quelle partite con energia. Poi avere buoni giocatori e grande motivazione. Infine prendere le decisioni giuste nei momenti chiave».


Benitez vincerà anche in Grecia?


«È un progetto di due anni e mezzo. Nessuno mi chiede di vincere subito: l’obiettivo è costruire e rendere di nuovo la squadra competitiva. Non so se ci vorranno mesi o un anno, ma ci riusciremo».


Le manca ancora un’esperienza da ct. In futuro si vedrebbe alla guida di una Nazionale?


«Sì, se ci saranno le condizioni giuste. È un’idea che mi piace in prospettiva futura».


Il suo amico Ancelotti allena il Brasile. Chi vince il Mondiale?


«Ah ah ah. La domanda è già indirizzata. Ovviamente il Brasile è uno dei candidati, ma non bisogna dimenticare la Spagna e penso sempre che la Francia sia una grande squadra per il titolo. Mi piace molto pure l’Argentina».


Il suo augurio ai tifosi del calcio per il 2026, Benitez.


«Si godano il calcio con passione e rispetto: saranno più felici».





Fonte Repubblica