Dimenticare è impossibile, ma adesso è pronto a voltare pagina: «Ora sorrido alla vita, rincorro i miei sogni», dice a Repubblica Bruno Petrone, il calciatore dilettante di 18 anni aggredito e ferito gravemente a coltellate la notte di Santo Stefano in via Bisignano, nel cuore della movida di Chiaia. Dopo aver trascorso due settimane in un letto dell’ospedale San Paolo, i primi giorni in terapia intensiva, Petrone è finalmente tornato a casa.
«Oggi sto meglio, recupero giorno dopo giorno. E i medici mi hanno rassicurato su ciò che a me interessa di più: ritornare a giocare», sottolinea Bruno, talentuoso centrocampista offensivo dell’Angri, il club presieduto da Claudio Anellucci che milita in Eccellenza. «Non hai mollato nemmeno per un secondo, neanche quando tutto sembrava troppo grande, troppo ingiusto, troppo doloroso», ha scritto la madre di Bruno, Dorotea, in un lungo messaggio social nel quale ha voluto ringraziare i medici e il personale del presidio sanitario di Fuorigrotta: «Avete salvato nostro figlio e sostenuto due genitori mentre il mondo stava crollando».
Petrone è stato aggredito da una banda di cinque minorenni che, poche ore dopo il fatto, si sono costituiti ai carabinieri. Il più giovane, di 15 anni, ha ammesso di aver accoltellato la vittima per vendetta dopo una lite per uno sguardo di troppo avvenuta la settimana precedente, sempre nella zona dei baretti di Chiaia.
Per la Procura minorile diretta da Patrizia Imperato si è trattato di una «spedizione punitiva». Gli inquirenti contestano al 15enne anche l’aggravante della premeditazione: il ragazzino ha ammesso di aver acquistato il coltello un paio di giorni dopo la prima lite, per poi gettarlo in un tombino dopo aver rischiato di ammazzare il giovane calciatore. «Di quella notte ricordo ogni istante, non ho mai perso coscienza e lucidità. Non lo dimenticherò mai», afferma Bruno. E aggiunge: «Conosco solo due di quei ragazzi, gli altri neanche di vista. Ed è capitato di incontrarci nei giorni precedenti». Dopo quello che è accaduto, Petrone è determinato a guardare al futuro e ha fissato il primo obiettivo da raggiungere: «La mia priorità è tornare sui campi di calcio prima possibile», spiega, e «ritrovare la mia squadra, i miei compagni, ma anche «l’affetto di tante altre persone, famiglia, conoscenti e non, che mi hanno dato emozioni forti. La loro vicinanza è stata importante per me, anzi fondamentale». I calciatori dell’Angri, quando Petrone era ricoverato in prognosi riservata, erano tutti i giorni in ospedale insieme ai dirigenti per testimoniare affetto e amicizia al loro compagno. «Ne approfitto per ringraziare la mia squadra - conclude Bruno - e il Calcio Napoli, perché è stato bello vedere il loro pensiero nei miei riguardi, ma anche tutte le altre squadre che si sono preoccupate per le mie condizioni e che mi hanno dato affetto e calore». Il ricordo di quei momenti drammatici sarà difficile da allontanare, ma Bruno pensa solo a tornare a rincorrere quel pallone che ama tanto, per lasciarsi alle spalle quella assurda notte di violenza ai baretti di Chiaia.
fonte Repubblica
