Il pericolo – serio – è in quell’atmosfera cupa che può diventare soffocante: Napoli-Frosinone sta appena dietro la curva, aveva sparso luce abbagliante intorno a una città piombata di nuovo in un tunnel di pessimismo cosmico, per aver buttato via una serata cominciata mostrando invece altro di sé.
E ora che si è già in prossimità di uno dei tanti bivi che finiranno per costellare questa stagione, e però si sta pure dentro a un tour de force che fa tremare i muscoli (peraltro fragili, raccontano le statistiche), Allegri, scrive La Gazzetta dello Sport, se ne sta nella sua serenità interiore, lascia che il cronometro sfili via velocemente e si lancia nel futuro immediato evitando di subire stress da prestazione: non c’è altro sistema, per fronteggiare la fatica e semmai anche gli infortuni, che cambiare, e non c’è modo di “allargare” gli orizzonti offrendo a chi ha meno spazio per gerarchie inattaccabili di giocarsela.
A Venezia, si cambia: per esigenza, per necessità, perché nel calcio moderno così si fa.
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