Per la Juventus si è concluso un mercato pirotecnico, contrassegnato da numerosi colpi di scena. Il risultato è una squadra con qualche alternativa in più, ancora con qualche lacuna e, soprattutto, ancora con tanti punti interrogativi.
Ma andiamo per ordine. Il primo colpo di scena è arrivato fra la fine della stagione scorsa e l'inizio del mercato, con l'ennesimo ribaltone dirigenziale. Fuori Comolli e Modesto, dentro Carnevali a Massara. La nuova dirigenza di fatto è arrivata a giochi in corso, perché i top club il mercato estivo iniziano a programmarlo in inverno, e ha provato a rimediare ai danni provocati dalle ultime gestioni, facendo i conti con le limitazioni del settlement agreement Uefa. Il voto per Carnevali e Massara è positivo, anche se per giudicarli veramente sarà necessario attendere il mercato invernale e, soprattutto, quello della prossima estate, oltre naturalmente all'esito della stagione appena iniziata. A differenza di Giuntoli, che nella sua prima estate bianconera portò a casa solo Weah (operazione peraltro condotta da Manna), Carnevali e Massara si sono mossi tantissimo, ultimando undici arrivi (compresi i rientri dai prestiti) e dodici partenze (compresi i contratti andati in scadenza).
Il mercato della Juventus è passato attraverso alcuni snodi fondamentali: la conferma di Spalletti nonostante la mancata qualificazione alla Champions League (il tecnico aveva firmato il rinnovo fino al 2028 con Comolli, ad aprile, mentre Carnevali, arrivato a giugno, ha avvalorato la scelta di proseguire con Spalletti); l'illusione svanita, a causa del venir meno della Champions, di poter puntare su grandi giocatori di esperienza e qualità (Alisson, Bernardo Silva, Lewandowski); la decisione di non accontentare le richieste contrattuali di Vlahovic e, quindi, di fare a meno di lui (e qui, probabilmente, con una diversità di vedute fra dirigenza e allenatore, che avrebbe voluto di nuovo il serbo); la telenovela Kolo Muani, inseguito per un anno, poi acquistato a titolo definitivo per una cifra importante, e infine punzecchiato da Spalletti dopo un goal sbagliato alla prima partita ufficiale; la telenovela dei portieri, con il vano inseguimento, oltre che ad Alisson, al Dibu Martinez e a Svilar, per poi ripiegare su Vicario e Grabara; le difficili e svantaggiose cessioni in prestito di giocatori reduci da una pessima stagione (Di Gregorio, David e Openda); i nomi a sorpresa in attacco, con un crescendo che ha visto gli arrivi di Ekhator, Alajbegovic e Woltemade.
In sintesi, la campagna trasferimenti appena conclusa (ma occhio ed eventuali partenze nelle prossime ore giorni verso Turchia e Arabia, dove il mercato è ancora aperto) ci fa trovare una Juventus sicuramente migliorata in porta, con più soluzioni di qualità in difesa (sia al centro che sugli esterni, con Lucumì e Celik)), e con tanta qualità e soluzioni sulla trequarti e sugli esterni d'attacco (ed è subito emersa l'importanza di Nico Gonzalez). I dubbi più grandi restano al centro dell'attacco, dove sia Kolo Muani che Woltemade amano svariare, e nessuno dei due è il classico centravanti da area di rigore che tanto piace a Spalletti, e soprattutto a centrocampo, dove mancano ormai da anni un grande regista e un uomo che garantisca al tempo stesso fantasia e quantità. Il rientro di Douglas Luiz è una scommessa (partita, per ora, con il piede giusto), l'arrivo di Sarr una soluzione tampone dopo lo smacco Kessié.
Fonte Calciomercato.com
