Gautieri: "Roma, devi credere in Gasperini"

 


A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Carmine Gautieri, allenatore ed ex attaccante, tra le tante, di Napoli e Roma. Di seguito, un estratto dell’intervista. 

Mister, come sta pianificando la prossima stagione da allenatore?

“Bisogna essere lucidi nelle scelte. Si deve scegliere il progetto, mai esclusivamente l'aspetto economico. Proprio pochi giorni fa ho rifiutato un contratto di due anni con cifre anche importanti perché non ero convinto del progetto. Se non vedo una situazione che possa garantirmi una crescita, sia professionale sia personale, è giusto mettere i soldi in secondo piano. Bisogna rispettare chi ti paga, ma allo stesso tempo scegliere un percorso che possa farti migliorare e che sia utile anche al club che decide di puntare su di te.”

Le chiedo della vicenda Mason Greenwood. La Roma lavorava all'operazione da maggio, era arrivata a offrire circa 4 milioni di euro netti a stagione al calciatore e oltre 40 milioni al Marsiglia. Poi è arrivata la proposta monstre del Fenerbahçe: 10 milioni netti più bonus, oltre a un consistente bonus alla firma. Ha fatto bene la Roma a tirarsi fuori?

“Secondo me sì. Quando una società porta avanti una trattativa così a lungo e fa tutto il possibile per chiuderla, poi vede cambiare improvvisamente le condizioni. A quel punto è giusto fermarsi. È evidente che in questa vicenda la differenza l'hanno fatta i soldi. Non c'è soltanto l'ingaggio del calciatore: ci sono gli interessi del procuratore, della famiglia e di tutte le persone coinvolte. Purtroppo, spesso non si guarda più al progetto tecnico e alla crescita del giocatore, ma soltanto all'aspetto economico. Io ho avuto la fortuna di giocare nella Roma e so cosa rappresenta quella maglia: è una grandissima opportunità. Evidentemente, però, oggi per qualcuno il denaro pesa più del percorso professionale. E lo dico da tempo: molto spesso i calciatori non decidono davvero il loro futuro, ma sono le persone che hanno intorno a orientarli verso scelte che, a volte, si rivelano sbagliate.”

Dopo Greenwood si parla molto di Alejandro Garnacho. È un profilo adatto alla Roma di Gian Piero Gasperini?

“Quando Gasperini sceglie un giocatore è perché ci crede davvero. Garnacho ha caratteristiche ideali per il suo calcio: è un calciatore di gamba, attacca la profondità, salta l'uomo, lavora anche in fase difensiva. Gasperini ha sempre valorizzato tantissimi giocatori, trasformandoli in campioni e generando plusvalenze straordinarie. La Roma, come tutte le grandi società, ha sempre un piano A e un piano B. Se non arriva Greenwood, può arrivare Garnacho. Per caratteristiche credo che possa essere una scelta molto valida e possa crescere tantissimo con Gasperini.”

Veniamo al Napoli. Aurelio De Laurentiis ha parlato della necessità di ridurre il monte ingaggi, abbassare l'età media della rosa e cedere circa 25 giocatori. Le sembra che il principale candidato alla cessione possa essere Romelu Lukaku?

“È una cosa che sostengo già da tempo. Se bisogna sacrificare qualcuno, per età e per equilibrio della rosa sceglierei Lukaku. Sono favorevole al ringiovanimento della squadra: l'età media ideale è intorno ai 27-28 anni, fermo restando che l'esperienza serve sempre. Però, se hai un giovane come Lorenzo Lucca, che ha prospettive importanti e può ancora crescere molto, credo sia giusto puntare su di lui. Lukaku resta un grande attaccante, ma oggi penso che la scelta migliore per il Napoli sia investire sul futuro. De Laurentiis, quando ragiona sul mercato, difficilmente sbaglia: sa quando è il momento di vendere e quando è il momento di investire.”

Oggi dovrebbe essere il giorno della scelta del nuovo presidente della FIGC. Partiamo dall'ipotesi di affidare la guida della Federazione a Giovanni Malagò: è una scelta che la convince?

“Quando cambi una figura così importante, secondo me non basta cambiare soltanto il presidente. Bisognerebbe rinnovare anche il resto della struttura dirigenziale. Se cambia una sola persona ma tutto il contorno resta uguale, rischia di cambiare ben poco. Da Malagò tutti si aspettano un cambiamento importante, perché il calcio italiano vive un momento di grande difficoltà. Manca una prospettiva, manca la capacità di sognare. Oggi si sente dire che un allenatore di 54 o 55 anni è vecchio, oppure che un calciatore di 23 anni, se non rientra più nelle quote, è già considerato fuori dal progetto. Sono ragionamenti che non condivido.”

Quindi non è contrario all'ipotesi di vedere uno tra Roberto Mancini e Antonio Conte sulla panchina della Nazionale?

“No, assolutamente. Il mio discorso riguardava il rinnovamento della classe dirigente, non quello degli allenatori. Mancini e Conte sono due tecnici straordinari. Conte lo ha dimostrato ancora una volta nella scorsa stagione, vincendo nonostante tante difficoltà. Se parliamo dei migliori allenatori italiani, è giusto affidarsi a loro. Io contestavo soltanto il fatto che, in altri ruoli, si continui a considerare troppo facilmente 'vecchie' persone che hanno ancora moltissimo da dare.”

Le chiedo di Antonio Vergara, un centrocampista che ricorda anche un po' le sue caratteristiche da calciatore. Qualche settimana fa il Como aveva presentato un'offerta importante, ma il ragazzo ha preferito restare al Napoli perché ritiene di avere maggiori possibilità di crescita. Dove può arrivare?

“Tutto dipende da lui. La scorsa stagione ha dimostrato di essere un giocatore forte, con qualità importanti, poi purtroppo è stato frenato da un infortunio. In Italia ci sono pochi centrocampisti con le sue caratteristiche: ha corsa, inserimento, personalità e margini di crescita notevoli. Quando hai la fortuna di giocare in una piazza come Napoli e di essere allenato da un tecnico vincente come Massimiliano Allegri, devi sfruttare questa opportunità fino in fondo. Anche se fosse andato al Como avrebbe trovato un ottimo allenatore, ma restare al Napoli può rappresentare un'occasione ancora più importante. Adesso, però, deve confermare quanto di buono ha fatto vedere.”

Secondo lei il Napoli dovrebbe anche adeguargli il contratto? Oggi percepisce ancora uno stipendio intorno ai 400 mila euro netti a stagione.

“Se esiste la meritocrazia, allora sì. Quando un ragazzo dimostra il proprio valore e una società importante arriva a offrire circa 30 milioni di euro per acquistarlo, significa che non può essere valutato ancora come un giovane qualsiasi. L'anno scorso quello stipendio poteva anche essere adeguato, perché nessuno lo conosceva. Oggi non è più così. Il Napoli dovrebbe premiarlo, migliorargli il contratto e dimostrargli fiducia. Spesso vediamo società concedere ingaggi faraonici a giocatori che non rendono. In questo caso, invece, si tratta di valorizzare un ragazzo che ha dimostrato qualità importanti e che rappresenta un patrimonio tecnico ed economico del club.”