Sebino Nela racconta il suo incubo

 


“Un giorno, a pranzo, mia moglie Rita mi fa notare qualcosa di strano: il mio stomaco si gonfia e poi torna piatto.

Dopo una settimana, sotto la sua insistenza, vado dal medico.

«Sebino, non mi piace. Domani fai una colonscopia.»


Il giorno dopo la verità cade addosso come un macigno.

«Mettiti seduto… mi dispiace. Hai un tumore.»

Un cazzotto che ti lascia senza fiato. Silenzio. Paura. Vuoto.


Era lì dentro da un anno e mezzo, grande come una mano, pronto a divorarmi. Scatta l’operazione urgente.


Quando pensi di aver superato l’inferno, arriva la chemio. Ti iniettano in vena quel veleno che brucia anche l’anima. Ti siedi su una poltrona insieme a decine di persone che portano la tua stessa croce. Aspetti il tuo numero, guardi i volti segnati, le donne che si coprono la testa per nascondere i capelli caduti, gli occhi che fissano il pavimento per non incrociare altri sguardi pieni di dolore.


È lì che capisci cosa significa davvero annientarsi, è lì che tocchi con mano la fragilità della vita.

E allora comprendi che certe cose non le capisci finché non ti entrano dentro, finché non ti attraversano la pelle.”


Sebino Nela


Fonte pagina Facebook AsRoma