Trotta: "Argentina ha una marcia in più"

 


A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex calciatore di Napoli e Juve. Di seguito, un estratto dell’intervista. 

Una Roma che ha accantonato il sogno Greenwood, anche a causa della concorrenza spietata proveniente dalla Turchia con cifre fuori da ogni logica, si è fiondata su Alejandro Garnacho, attualmente al Manchester United e fuori dal progetto tecnico. Pensa che Garnacho possa essere un profilo adatto alla Serie A?

“Credo di sì. Lo pensavo già quando era stato accostato al Napoli. Sono quei giocatori che, in un determinato ambiente, magari non riescono a trovare la giusta collocazione, sia in campo sia fuori, per tanti motivi. Ma restano calciatori di grandissimo valore. Gasperini, in passato, ha dimostrato con tanti giocatori di saper rilanciare chi attraversava un momento di difficoltà, riportandolo ai suoi livelli migliori. Credo possa riuscirci anche con Garnacho, perché rispecchia perfettamente le caratteristiche del suo calcio.”

Mister, ieri l'Argentina ha ribaltato l'Inghilterra vincendo 2-1 e ha conquistato la finale del Mondiale, dove sfiderà la Spagna. A New York sarà Scaloni contro De la Fuente, ma anche Messi contro Lamine Yamal, una sfida generazionale davvero affascinante. Secondo lei chi la spunterà?

“Ho visto la partita e una rimonta del genere dà una spinta emotiva incredibile. L'Argentina sembrava poter compromettere il proprio cammino, invece ha reagito da grande squadra. Messi è sempre decisivo, ha servito un assist straordinario per Lautaro Martínez, e poi c'è Scaloni, che è un allenatore che mi piace tantissimo per come gestisce il gruppo. Dall'altra parte c'è una Spagna che magari non era considerata la favorita da tutti, ma ha dimostrato di poter battere chiunque grazie al possesso palla, alla qualità e all'organizzazione. Credo che sarà una finale molto equilibrata: la Spagna arriva con tante certezze, l'Argentina con un entusiasmo enorme. Mi auguro soprattutto che sia una bellissima partita.”

Massimiliano Allegri è stato presentato ufficialmente come nuovo allenatore del Napoli. Negli ultimi anni è stato spesso criticato, soprattutto per le sue esperienze alla Juventus, alimentando una narrazione molto negativa nei suoi confronti. Napoli può rappresentare il trampolino ideale per il suo rilancio?

“Può esserlo, ma allo stesso tempo può rappresentare anche una sfida molto complicata. Tutto dipenderà dai risultati. Napoli oggi è una piazza che pretende tanto: dopo il mercato della scorsa stagione, con una rosa importante e la Champions League da affrontare, non può essere considerata una piazza di passaggio. Allegri arriva con un curriculum importante, ha vinto tantissimo, anche se non è mai stato considerato un allenatore spettacolare dal punto di vista del gioco. Fa parte delle sue caratteristiche: lui bada soprattutto alla concretezza. Mi auguro che ritrovi entusiasmo e motivazioni. Dopo la delusione dell'ultima esperienza, tornare subito su una panchina prestigiosa come quella del Napoli rappresenta una grande opportunità. La città lo accoglierà con entusiasmo, ma allo stesso tempo gli chiederà subito risultati. Non è detto che la squadra riesca immediatamente a esprimere un grande calcio, anche perché nella parte finale della scorsa stagione il Napoli è sembrato trascinarsi fino al termine del campionato. Credo però che ci sia tanta voglia di ripartire, sia da parte della società sia dei giocatori.”

Le chiedo invece un parere sui nuovi acquisti del Napoli. Partendo da Costantino Favasuli, che dovrebbe essere ufficializzato a breve, pensa che possa essere il vice ideale di Giovanni Di Lorenzo?

“Sicuramente avrà bisogno di tempo per ambientarsi. Arriva in una piazza enorme come Napoli e non gli verrà chiesto di essere subito titolare. Potrà crescere con serenità, imparando da giocatori importanti e da un capitano come Giovanni Di Lorenzo, che rappresenta un punto di riferimento. Le pressioni di Napoli sono completamente diverse rispetto a quelle di Catanzaro, pur essendo anche quella una piazza molto calorosa. Credo sia un acquisto intelligente, sia per il presente sia soprattutto in prospettiva futura.”

I social sono praticamente divisi sulla figura di Giovanni Manna. C'è chi lo critica per la lentezza nelle trattative, sia in entrata sia in uscita. Vuole spiegare quanto sia complesso il lavoro di un direttore sportivo?

“È un lavoro di una difficoltà incredibile. Hai sempre la pressione di non poter sbagliare un acquisto, soprattutto quando lavori in una società come il Napoli, che investe cifre importanti. Allo stesso tempo, quando devi cedere un giocatore, tutti sanno che il Napoli vuole mantenere un certo valore economico e chi compra prova inevitabilmente a fare il miglior affare possibile. È un ruolo estremamente delicato, al pari di quello dell'allenatore, del presidente o dello staff medico quando deve recuperare un giocatore fondamentale. A questi livelli il margine d'errore è sempre più ridotto. Non è facile fare il direttore sportivo del Napoli, ma è anche un incarico prestigioso e gratificante. Sta a lui commettere meno errori possibile, sia nelle operazioni in entrata sia in quelle in uscita.”

Andrea Pirlo sembrerebbe essere uno dei nomi in cima alla lista di Paolo Maldini e Leonardo Bonucci per la panchina della Nazionale. Finora, però, le sue esperienze da allenatore hanno mostrato più ombre che luci. Secondo lei è il profilo giusto oppure rischiamo un altro errore?

“Non lo so. Guardo quello che fanno le altre nazionali e spesso scelgono profili con maggiore esperienza. È vero che in Nazionale si può lavorare anche in prospettiva, ma l'Italia arriva da tre mancate qualificazioni ai Mondiali e oggi serve qualcuno con personalità, esperienza e grande equilibrio. Pirlo è stato uno dei più grandi centrocampisti della storia del calcio, ma allenare la Nazionale è un'altra cosa. Forse ha avuto esperienze troppo importanti troppo presto e probabilmente non è stato neppure fortunato, dalla Juventus fino alle successive avventure. Non so se questa possa essere la ripartenza giusta. Quello che mi auguro è semplicemente di tornare finalmente a vedere l'Italia protagonista ai Mondiali, perché abbiamo bisogno che i ragazzi tornino a identificarsi con la propria Nazionale. Per quanto riguarda Maldini, sono molto contento per lui. L'ho sempre considerato una persona competente e molto pulita nel mondo del calcio. Gli auguro davvero il meglio.”

Le fa sorridere vedere Luciano Spalletti con la maglia a maniche lunghe anche con quaranta gradi?

“A dire il vero gli sta anche bene. Al di là del tatuaggio, il passato non può essere cancellato. Spalletti a Napoli ha vinto uno Scudetto e quello resterà per sempre, indipendentemente da un tatuaggio. Così come Conte è stato un simbolo della Juventus da calciatore e oggi allena il Napoli. Nel calcio bisogna guardare soprattutto al presente e al futuro. Maglia a maniche lunghe o corte, Luciano Spalletti rimane Luciano Spalletti, nel bene e nel male.”