Sinner ora vuole di nuovo il primo posto



 C’è stato un tempo in cui un’inopinata sconfitta con Altmaier a Parigi induceva Jannik Sinner ad anticipare il cambio della posizione dei piedi nel servizio: da foot back a foot up. Era il 2023, ma il cantiere non ha mai chiuso. Jannik ha deciso di riaprirlo dopo l’Open Usa dell’anno scorso, quando è finito kappaò in finale con Alcaraz: un blocco di lavoro concentrato sul colpo di inizio gioco, e richiamato nell’off season a Dubai, ha prodotto i successi a Pechino, Vienna, Parigi indoor e alle Atp Finals.


Il Sunshine Double senza perdere un set arriva da lontano. Settanta ace a Miami, il 92% di punti vinti sulla prima con Lehecka in finale. «Quando inizio a essere un po’ stanco fisicamente, avere qualche punto gratuito con il servizio mi aiuta molto — ha detto il campione prima di prendere l’aereo per l’Europa —. Il miglioramento l’ho avvertito nel mese negli Usa: ho la sensazione di aver servito meglio a Miami che a Indian Wells». Nell’arco dei due Master 1000 americani, ha conquistato il 95,2% dei punti quando si è trovato 40-40 (20 su 21) e l’83,3% quando ha affrontato una palla break (15 su 18). Significa poter contare su un’arma: chiamarlo colpo è riduttivo. «Il lato più debole è diventato il suo punto di forza» gioisce il presidente della federtennis Angelo Binaghi, che lo aspetta a Roma per il trionfo che, al maschile, manca da 50 anni (Panatta ‘76). Però non è il momento di sedersi sugli allori. La transizione dal cemento statunitense alla terra europea, senza fiato e senza tregua, rappresenta una delle sfide più alte della stagione.

Sinner lo sa, è preparato. «Abbiamo lavorato tanto per arrivare in questa posizione e ora, sul rosso, il servizio andrà usato in modo molto diverso: non puoi andare solo piatto». Sulla polvere di mattone cambia tutto: la terra è viva, muta sotto le suole con umidità, caldo, freddo, vento, afa. I colpi piatti si fanno da parte: da Montecarlo a Parigi scende in campo sua maestà il top spin, imprimendo mille nuove rotazioni alla palla. Riccardo Piatti, il maestro dei maestri, sostiene che per un corretto passaggio senza traumi dal blu di Indian Wells al rosso del Country Club servirebbero due settimane. Magari. Jannik avrà, sì e no, sei giorni. Oggi atterra a Montecarlo, domani vacanza, giovedì calpesterà la terra per la prima volta nel 2026. Dopo l’allenamento deciderà se giocare Montecarlo, a cui si è iscritto anche in doppio con il belga Bergs. 


Uno scenario è fare solo il doppio: adattamento morbido senza la pressione del risultato, un training attivo in vista di Madrid, Roma e Roland Garros. Ma te lo vedi Sinner in tribuna che guarda gli altri in singolare quando alla vetta del ranking ormai mancano solo 1190 punti, cioè un Master 1000 e spiccioli? Lui a Miami è stato prudente: «Aspettiamo di capire come mi sento giovedì, qualche doloretto lo metto in conto. Poi vediamo...». Il sorteggio di Montecarlo è venerdì, primi turni da domenica. Il n.2 non debutterebbe prima di martedì/mercoledì. Il margine per la mutazione in animale da rosso è risicato. E Jannik non è tipo da commettere lo stesso errore due volte: nel 2024 arrivava dalla semifinale di Indian Wells con Alcaraz e dal trionfo con Dimitrov a Miami, fatale fu Tsitsipas in semifinale al Country Club (nel famoso match del furto arbitrale). 


Lo stress di quella corsa cuore in gola lasciò strascichi che si ripercossero su Madrid (ritiro nei quarti), Roma (forfeit), Parigi (fuori con Alcaraz nella semifinale dei cinque set). «Mai più» giurò Sinner, che era già in pieno caso doping. Ecco perché la scelta di Montecarlo dopo il Sunshine Double (12 partite in 22 giorni) va valutata con attenzione.

La classifica può attendere: «Per me tutto dipende da come gioco, il ranking dovrebbe riflettere questo». L’obiettivo è un titolo sul rosso prima di Parigi. Adelante, con juicio.





Fonte Corriere.it