11 maggio 2019


Due ore con Carlo Ancelotti nella nostra redazione sono sembrate otto. Il tempo è come se si fosse fermato con l’allenatore del Napoli. Ha affascinato tutti con il suo modo di fare e di esprimersi. Ha risposto a tutte le domande senza mai tirarsi indietro. Ha parlato naturalmente di calcio ma anche di come vive la città a 360 gradi. È arrivato in auto da solo perché ormai conosce tutte le vie del centro. Non a caso vive in via Tasso con una bellissima vista sul Golfo. Ad accompagnarlo il capo della comunicazione Nicola Lombardo. A fare gli onori di casa è stato il direttore Antonio Sasso. Ha voluto conoscere la storia del giornale più antico del mezzogiorno. Ha salutato il vecchio amico Emilio Fede e si è concesso per gli autografi e i selfie con i giornalisti del “Roma” senza problemi. Naturalmente il tema principale della sua visita è stato il calcio. Ha parlato di presente e futuro del suo Napoli. La voglia di crescere è tanta. Il secondo posto va bene ma poi si deve cominciare ad alzare qualche trofeo. E proprio per questo si cercherà di costruire una rosa ancora più competitiva. «Voglio un Napoli giovane, forte e vincente », ha chiarito subito il tecnico azzurro.
Come vive in una città che spesso viene alle cronache per qualche episodio criminale? «Prima Napoli la conoscevo molto poco, conoscevo l’Hotel Vesuvio perché venivo con le squadre da avversario. Sono stato spesso a Capri e Ischia da turista. Oggi la città la vivo da napoletano, mi piace molto anche se è piena di contraddizioni. Adoro il clima e l’atmosfera che si crea. Sono stato in posti molto freddi, sia dal punto di vista climatico che di relazioni. Parigi, Londra e Monaco erano molto diverse».

Le finali di Champions e di Europa League hanno quattro squadri inglesi. Due le ha affrontate il Napoli. Addirittura il Liverpool rischiava di essere eliminato proprio dagli azzurri nella fase a gironi. È una bella soddisfazione per lei? «È una magra consolazione ma è sempre una consolazione. Siamo stati competitivi soprattutto in Europa facendo la nostra figura. L’obiettivo è di non fare bella figura ma di concretizzare nel futuro quello che di buono è stato fatto fino ad oggi. Il fatto di aver lottato contro queste squadre ci rende consapevoli che si può essere competitivi. Il sorteggio non è stato benevolo in tutti e due i casi».

Ha visto le semifinali di Europa League? «No. Ho visto l’Ajax con il Tottenham. Succede nel calcio che improvvisamente cambia la storia di una partita e di una stagione. Ho perso una finale di Champions dopo un primo tempo dove eravamo in vantaggio di tre reti. Un gol all’ultimo secondo non mi è mai successo».

Guardando il Tottenham ha avuto modo di vedere la buona prestazione di Trippier, un terzino che rientra nei suoi programmi.... «Noi stiamo valutando tanti calciatori per il Napoli. Ce ne sono molti altri, soprattutto giovani, bravi».

Tra cui Barella del Cagliari? «Non rientra nei piani del Napoli ».

Ma era davvero così difficile lottare con la Juventus? «Ha dimostrato quest’anno che era difficile starle dietro. È stato condizionante il calendario iniziale. Abbiamo fatto fatica a reggere il ritmo. Naturalmente anche nel ritorno».

Ha qualche rammarico in questa sua esperienza azzurra? «L’unico è quello di non aver avuto il rendimento dell’andata. Ci siamo staccati dalla Juve e non l’abbiamo più ripresa».

L’assenza di Albiol è pesata? «Di sicuro ci ha reso meno forti».

De Laurentiis ha voluto mandare un messaggio preciso ad Insigne. Ha detto che essere capitano non è solo indossare la fascia.... «Il capitano rappresenta un esempio e sono convinto che Insigne lo può fare benissimo. Rappresenta i valori della tifoseria. In una squadra, però, non ci può essere solo un capitano. Ci devono essere dei giocatori che attraverso i loro esempi devono caricare il gruppo».

Pensa che la partenza di Hamsik sia stata sottovalutata? «Abbiamo prima di tutto pensato di esaudire il volere di un calciatore che ha dato tanto. L’idea che non avrebbe alterato il piano a centrocampo c’era. Abbiamo dato possibilità agli altri che avevano meno spazio di giocare. Con tutto il rispetto di Hamsik ma i problemi sono stati altri. Siamo alla ricerca di un centrocampista di qualità, ma non per sostituire Hamsik».

Ad oggi servono le catene per trattenere qualche big? «No. Nessuno è venuto da me a dirmi di volere andare via».

Crede che Verdi sia stato l’unico a non rendere come poteva? «A me non piace trovare i colpevoli. Probabilmente non è riuscito a fare vedere la sua forza perché ha avuto due tre infortuni. Le poche partite le ha fatte bene. Ha giocato bene a Torino e con la Roma. Serve continuità ».

Che significa essere leader nella sua professione? «Porta delle responsabilità che mi prendo volentieri. Non bisogna solo pensare alla squadra ma a tutto quello che c’è attorno. Credo molto nel gruppo, quello dei giocatori, dei magazzinieri, dei dirigenti, dei custodi. Bisogna lavorare per il Napoli, con il Napoli. Cerco di coinvolgere tutti».

Ormai la stagione è finita. Qual è il suo bilancio? «Dopo un anno conosco meglio la società, i giocatori e sono più dentro al progetto. Il Napoli vuole continuare a sviluppare cercando di crescere con un progetto serio e sano. Le follie non fanno più parte del mondo del calcio. C’è il fair play finanziario e il Napoli lo rispetta molto. Non sono certo io che vuole far indebitare il Napoli».

Come si fa a convincere quella parte dei tifosi che non crede nel progetto? «Più di dirlo non si può fare, c’è il campo e il risultato. Il secondo posto non è disprezzabile, ci sono squadre che ancora non sanno se vanno in Champions. Migliorare la squadra non dipende da te ma anche da chi si rinforza dall’altra parte».

Ibrahimovic ha detto che dopo aver giocato con tanti allenatori alla fine ha incontrato il migliore in assoluto: cioè lei. Forse il Napoli avrebbe bisogno di qualche leader in più.... «Nel mio gruppo ci sono calciatori che ce l’hanno la leadership. Ci sono Mertens, Insigne, Albiol, Callejon, Allan. Certo trovare un top come Ibrahimovic è un vantaggio per una squadra e un allenatore. La mentalità la costruisci non con la somma delle individualità ma con un lavoro collettivo. Attraverso il gioco e le conoscenze tattiche si esprime la personalità».

Roma, Torino, Milano, Genoa sono spaccate a metà con il tifo. Qui c’è una sola squadra ma lo stadio rimane vuoto. Perché? «La voglia di tutti è di avere il San Paolo pieno. La partita del Liverpool insegna che il pubblico è fondamentale. Anfield deve essere di esempio visto e considerato che si tifa a prescindere dal risultato».

Ci vorrebbe un San Paolo migliore.... «Quello è certo. Diciamo pure che siamo diventati tutti un po’ comodi. Si preferisce stare a casa. A me piace vivere l’emozione delle partite dal vivo».

Mancano tre partite che possono sembrare inutili ma lei ha un obiettivo: gli ottanta punti... «Vogliamo finire bene la stagione. Sarebbe fondamentale arrivare a questa quota. Poi non faremo regali. L’Inter sta lottando ma non favoriremo nessuno».

Come si gestisce un vulcanico come De Laurentiis? «Non ho studiato alcuna strategia perché è gestibile. Dal contratto fino alle tante volte che ci siamo incontrati. Mi ha sempre mostrato molta serenità. È un presidente che supporta molto. Questa è la prima fase poi chissà ».

Ma Aurelio è un intenditore di calcio? «Nel calcio non c’è l’università. Basta che si vede una partita e si può capire».

Lei è molto legato a Sacchi. Personalmente e tatticamente ma ad un certo punto si è staccato dai quei dogmi. Si può vincere in tanti modi? «Una squadra per essere competitiva non può avere una sola identità. Deve avere una identità e deve avere una idea chiara. La gestione può variare, posso giocare in attacco o anche difendermi. Bisogna avere un atteggiamento propositivo, il giocatore vuole andare avanti con la palla ma le partite si possono svolgere in tante maniere. Devi attaccare alto ma devi saper difendere. Questo è stato il nostro limite, quando c’era da soffrire non lo abbiamo fatto».

Quanto conta puntare sui giovani? «I giovani ti possono dare una idea di qualità. Ma poi serve anche il carattere che si forma nel tempo. Puoi trovare uno forte a 18 ma poi a 20 non riesce a rendere al massimo perché non ha personalità».

Se un giorno dovesse andare via cosa porterà via da Napoli? «Napoli ti rimane dentro per la vista, il paesaggio. La bellezza del Golfo. Questo mi ha colpito molto».

Visto che lei ha vinto tante coppe europee vuole dare un consiglio a Sarri per alzare l’Europa League? «Non ne ha bisogno. Spero che Sarri salga sul podio più alto. Se partecipi ad una finale la devi vincere».

A proposito, per chi tiferà a Baku? «Per il Chelsea naturalmente. Ma perché sono un ex dei Blues e sono rimasto molto legato a loro ».

Allora prima di finire caro Ancelotti, ce lo dà un titolo? Il Napoli può vincere lo scudetto? «Come ho sempre detto dal primo giorno che sono arrivato, non sono qui per pettinare le bambole...».



Fonte: Tuttonapoli